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[:it]Turismo sostenibile: all’ombra delle Piramidi di Meroe come tremila anni fa[:en]Sustainable tourism: in the shadow of the Pyramids of Meroe like three thousand years ago[:]

[:it]Turismo sostenibile: all’ombra delle Piramidi di Meroe come tremila anni fa[:en]Sustainable tourism: in the shadow of the Pyramids of Meroe like three thousand years ago[:]

09/21/2017 Egittologia Storia 0

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Tutto alla fine riporta al Nilo, anche in Sudan. Basta lasciare il deserto, superare le case dei contadini, attraversare i rigogliosi campi e arrivare infine a lambire con i piedi le acque del Fiume per capire. E interpretare in un sol colpo quei resti archeologici che perfino in regioni così interne al continente africano parlano ancora della presenza dell’antica Roma. L’impero romano, in realtà, non è mai arrivato fin qui, ma i confini dei commercianti erano ben altri; al di là del Nilo, che a Meroe, per esempio, si può superare a bordo di traghetti, esiste ancora la pista di el-Arbain, la pista dei Quaranta giorni, che come in passato, anche se in maniera diversa, è attraversata da mercanti. Lungo la strada che da Khartoum conduce verso nord, a Naga, si trova uno dei due centri sviluppatisi durante il periodo meroitico (dall’800 a.C al 350). E proprio lì, poco distante da un tempio dedicato ad Apedemak, si trova una piccola costruzione, definita ‘chiosco’, con archi e colonne che richiamano elementi egiziani, romani e greci. Voci provenienti da posti diversi ma che si incontrano in uno stesso posto e testimoniano rotte percorse da tempi lontani.

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I siti archeologici più importanti del Sudan sono però ancora più a nord: prima Meroe e poi Karima. Meroe, con le sue 40 piramidi, sprigiona un fascino antico, quasi inviolato. Le piramidi purtroppo portano ancora i segni del passaggio di un medico-avventuriero italiano, Giuseppe Ferlini, che nei primi decenni del 1800 servì come chirurgo nell’esercito egiziano. Durante la presenza dell’esercito a Khartoum, Ferlini si recò a Meroe e distrusse diverse piramidi alla ricerca di tesori. Oggi fortunatamente in queste terre all’opera distruttiva del Ferlini si è sostituito il paziente lavoro degli archeologi italiani per riportare alla luce le ricchezze del patrimonio storico sudanese.

Tra i pochi ad avere una presenza stabile a Meroe e a Karima è Italian Tourism, società che fa capo a una coppia milanese, Elena Valdata e Maurizio Levi, da sempre innamorata del viaggio, alla scoperta di itinerari poco battuti, alla ricerca del contatto con le culture locali. Un contatto fatto di delicatezza, di sostenibilità, come si vede fin dall’ingresso al campo tendato di Meroe dove anche l’uso delle luci è regolato perché non disturbi l’incantevole paesaggio che si apre davanti, segnato dalle piramidi e dal passo leggero dei dromedari. Ed è un contatto che produce lavoro con gli abitanti dei vicini villaggi, retribuiti anche nei mesi di chiusura del resort. Questa esperienza profit ha poi ispirato un’associazione, Amici del Sudan, che realizza progetti di utilità per l’espansione della scuola di Tarabil, il recupero e la salvaguardia delle tradizioni nei villaggi nubiani e costruisce pozzi in zone ora disagiate per la siccità in modo da favorirne il ripopolamento.

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All in the end brings back to the Nile, even in Sudan. Just leave the desert, overcome the peasant houses, cross the lush fields, and finally get to the feet of the River River to figure it out. And to interpret in one shot those archaeological remains that even in such internal regions of the African continent still speak of the presence of ancient Rome. The Roman Empire, in fact, has never come to this end, but the boundaries of traders were quite different; beyond the Nile, which can be crossed by ferries to Meroe, for example, there is still the el-Arbain track, the 40-day track, which, as in the past, is crossed by merchants. Along the road from Khartoum northwards to Naga, one of the two centers developed during the Merodian period (from 800 BC to 350). And right there, not far from a temple dedicated to Apedemak, there is a small building, called ‘kiosk’, with arches and columns recalling Egyptian, Roman, and Greek elements. Voices coming from different places but meeting in the same place and witnessing routes from distant times.

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The most important archaeological sites in Sudan are, however, even further north: first Meroe and then Karima. Meroe, with its 40 pyramids, emits an ancient, almost inviolable charm. The pyramids unfortunately still carry the signs of the passage of an Italian adventurer, Giuseppe Ferlini, who in the early decades of 1800 served as a surgeon in the Egyptian army. During the presence of the army at Khartoum, Ferlini went to Meroe and destroyed several pyramids in search of treasures. Fortunately today in Ferlini’s destructive work, the patient work of Italian archaeologists has been replaced in order to bring to light the wealth of Sudanese historical heritage.

Among the few to have a stable presence in Meroe and Karima is Italian Tourism, a company that heads a Milanese couple, Elena Valdata and Maurizio Levi, who have always fallen in love with the journey, discovering little-trapped itineraries, seeking contact with the local cultures. A contact made of delicacy and sustainability, as seen from the entrance to the tents of Meroe where the use of the lights is regulated so as not to disturb the enchanting landscape that opens in front, marked by the pyramids and the light footsteps of the dromedaries. And it is a contact that produces work with the inhabitants of nearby villages, also paid during the months of the resort’s closure. This profit experience then inspired an association, Sudan’s Friends, who realized utility projects for expanding Tarabil’s school, retrieving and safeguarding traditions in the Nubian villages and building wells in now disadvantaged areas for drought in a way to promote their repopulation.

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