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[:it]Possibili fonti di Αἰγυπτιακά (Storia dell’Egitto) di Manetone[:en]Possible sources of Αἰγυπτιακά (History of Egypt) of Manetho[:]

[:it]Possibili fonti di Αἰγυπτιακά (Storia dell’Egitto) di Manetone[:en]Possible sources of Αἰγυπτιακά (History of Egypt) of Manetho[:]

05/03/2017 Arte e Cultura Egittologia Storia 0

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Manetho3

Un alto sacerdote egiziano, istruito nella letteratura greca, ha avuto l’opportunità senza eguali, nei primi tempi tolemaici, di scrivere una storia eccellente e precisa dell’Egitto. Aveva accesso documenti di tutti i tipi, papiri negli archivi del tempio (annali, libri sacri contenenti liturgie e poesie), tavolette geroglifiche e innumerevoli inscrizioni. Questi documenti potevano essere consultati da un sacerdote egiziano; ma solo uno studioso che aveva assimilato le opere di storici greci poteva fare un uso giudizioso e scientifico dell’abbondante materiale. Non è certo da aspettarsi, che la storia di Manetone dovrebbe avere più valore di quella delle sue fonti; e il materiale a sua disposizione comprendeva una certa proporzione di tradizioni antistoriche e leggende popolari.

Non vi è alcuna possibilità di individuare i particolari documenti da cui Manetone compilò la sua Storia: le seguenti fonti, sono i tipi di monumenti, che ha ritenuto opportuno consultare e da cui  deriva un modo per controllare i suoi resoconti.

(1) La Lista Reale di Abydos, sul muro di un corridoio del Tempio di Seti I ad Abydos, dà in ordine cronologico una serie di settantasei re da Menes a Seti I. Mancano le dinastie dalla XIII alla XVII. Un duplicato incompleto di questo elenco è stato trovato nel Tempio di Ramses II ad Abydos (ora al British Museum: vedere la Guida, p245): organizza i re in tre file, mentre l’elenco più completo li ha in due file.

(2) La Lista Reale di Karnak (oggi al Louvre) ha un elenco di re, originariamente sessantuno, da Menes fino a Thutmose III, la XVIII Dinastia, con molti nomi appartenenti al Secondo Periodo Intermedio (dinastie XIII-XVII).
Gli elenchi reali di Abydos e Karnak forniscono la tradizione dell’Alto Egitto.

(3) La Lista Reale di Saqqara (scoperta in una tomba a Saqqara, e ora nel Museo del Cairo) conserva i cartigli di quarantasette (originariamente cinquantotto) re precedenti, compreso, Ramses II. Si comincia con Miebis, il sesto re della I dinastia; e come la Lista Reale di Abydos, omette le dinastie dalla XIII alla XVII. Ugualmente il Papiro di Torino, e la Lista Reale di Saqqara danno la tradizione del Basso Egitto.

(4) Più importante di qualsiasi delle precedenti è il Papiro di Torino, scritto in ieratico sul retro, con i resoconti dell’epoca di Ramses II sul fronte (datato approssimativamente a c. 1200 a.C.). Nel suo stato originale il papiro deve essere stato artisticamente un bell’esemplare. Contiene i nomi dei re, oltre 300, con la lunghezza di ogni regno in anni, mesi e giorni. Il papiro inizia, come Manetone, con la dinastia degli dei, seguita da i re mortali anche questi divisi in dinastie. Il cambiamento di dinastia è noto, e la somma dei regni è fornita: anche, come in Manetone, diverse dinastie si sommano, per esempio “Somma dei Re da Menes a [Unas]” alla fine della V dinastia. La disposizione nel papiro è molto simile a quella dell’Epitome di Manetone.

(5) La Pietra di Palermo ci riporta a una maggiore antichità: essa risale alla V dinastia, c. 2600 a.C., e quindi contiene Vecchi Annali dei re egiziani. La Pietra o Stele era in origine una grande lastra di diorite nera, lunga circa 213 centimetri e alta 61; ma solo un frammento della metà della lastra è conservato nel Museo di Palermo, mentre piccoli pezzi, sono stati identificati nel Museo del Cairo e al Petrie Museum of Egyptian Archaeology di Londra. Anche se il testo è, purtroppo, frammentario, questo documento è chiaramente strettamente legato al lavoro di Manetone e riporta gli elenchi dei re di data successiva (1, 2, 3, 4 sopra). In uno spazio delimitato su ogni lato è segnato un anno, eventi degni di nota sono indicati in una sezione superiore dello spazio con le registrazioni del livello del Nilo un po’ più in basso. Un cambiamento di regno è indicato da una linea verticale prolungando il segno dell’anno sopra, su ciascun lato viene registrato un certo numero di mesi e giorni. Da un lato quelli appartenenti al re defunto, e dall’altro al suo successore.

Nelle prime dinastie gli anni non erano numerati, ma sono stati nominati dopo qualche importante evento o eventi, ad esempio, “l’anno della piaga dell’Inw”, “l’anno del sesto tempo di numerazione”. Manifestazioni religiose e militari erano particolarmente comuni, così come sono in Manetone. Un anno nel nome del re Snefru (IV dinastia) afferma di aver conquistato il Nehesi, e catturato 7.000 prigionieri e 200.000 capi di bestiame: cf. Manetone, Fr. 7, sulla spedizione estera di Menes. Quindi, anche sotto Shepseskaf, l’ultimo re della IV dinastia, viene registrata la costruzione di una piramide, e sotto dinastie I, IV, e VI, Manetone fa menzione della costruzione di una piramide. E’ particolarmente degno di nota che la prima linea della pietra di Palermo dà un elenco di re antecedenti Menes: cf. Papiro di Torino. (Per i frammenti del Cairo vedere Sethe, op. Cit.).

MANETONE – LA STORIA D’EGITTO

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Manetho3

An Egyptian high priest, trained in Greek literature, had the unparalleled opportunity, in the early Ptolemaic times, of writing an excellent and accurate history of Egypt. He had access to documents of all kinds, papyrus in temple archives (annals, sacred books containing liturgies and poems), hieroglyphic tablets and innumerable inscriptions. These documents could be consulted by an Egyptian priest; But only one scholar who had assimilated the works of Greek historians could make a judicious and scientific use of the abundant material. It is unlikely to be expected that Manetho’s story should have more value than that of his sources; And the material at his disposal included a certain proportion of antiquity traditions and popular legends.

There is no way to identify the particular documents from which Manetho has compiled his History: the following sources, are the types of monuments that he felt advisable to consult and which result in a way of controlling his accounts.

(1) The Royal List of Abydos, on the wall of a corridor of the Temple of Seti I at Abydos, chronologically lists a series of seventy-six kings from Menes to Seti I. There are no dynasties from the 13th to the 17th century. An incomplete duplicate of this list was found in the Temple of Ramses II at Abydos (now at the British Museum: see Guide, p245): organizes kings in three files, while the most complete list has them in two files.

(2) The Royal List of Karnak (now in the Louvre) has a list of kings, originally sixty-one, from Menes to Thutmose III, the XVIII Dynasty, with many names belonging to the Second Intermediate Period (XIII-XVII Dynasties). The real listings of Abydos and Karnak provide the tradition of Upper Egypt.

(3) The Saqqara Royal List (discovered in a tomb at Saqqara, and now in the Cairo Museum) retains the mappings of forty-five (originally fifty-eight) previous kings, including Ramses II. It begins with Miebis, the sixth king of the 1st dynasty; And like the Royal List of Abydos, omits the dynasties from the thirteenth to the seventeenth. Similarly Turin’s Papyrus and Saqqara’s Royal List give the tradition of Lower Egypt.

(4) The most important of any of the foregoing is the papyrus of Turin, written in the ieratic on the back, with the Ramses II period accounts on the front (dated about 1200 AD). In his original state, the papyrus must have been artistically a fine exemplar. It contains the names of kings, over 300, with the length of each kingdom in years, months and days. The papyrus begins, like Manetho, with the dynasty of the gods, followed by the dead kings also divided into dinasties. The change of dynasty is known, and the sum of kingdoms is provided. Also, like in Manetho, several dynasties are added, for example, “Sum of Kings by Menes to [Unas]” at the end of the V dynasty. The arrangement in the papyrus is very similar to that of the Evetome of Manetho.

(5) The Stone of Palermo brings us to a greater antiquity: it goes back to the V dynasty, c. 2600 BC, and thus contains Old Annals of Egyptian kings. Stone or Stele was originally a large plate of black diorite, about 213 centimeters long and tall 61; But only a fragment of the half of the plate is kept in the Palermo Museum, while small pieces have been identified in the Cairo Museum and the Petrie Museum of Egyptian Archeology in London. Although the text is, unfortunately, fragmentary, this document is clearly closely linked to Manetho’s work and lists the next-day kings lists (1, 2, 3, 4 above). In a delimited space on each side is marked a year, noteworthy events are shown in a higher section of the space with the Nile level recordings a little lower. A change of reign is indicated by a vertical line by prolonging the sign of the year above, on each side is recorded a number of months and days. On the one hand those belonging to the deceased king, and on the other to his successor.

In the first dynasties the years were not numbered, but were named after some important events or events, for example, “the year of the Inw Plague”, “the year of the sixth numbering time”. Religious and military events were particularly common, as they are in Manetone. One year in the name of King Snefru (IV Dynasty) claims to have conquered the Nehesi, and captured 7,000 prisoners and 200,000 livestock cattle: cf. Manetho, Fr. 7, on Menes’ Foreign Expedition. Thus, even under Shepseskaf, the last king of the Fourth Dynasty, a pyramid is recorded, and under the Dynasty I, IV, and VI, Manetho mentions the construction of a pyramid. Particularly worthy of note is that the first line of the stone of Palermo gives a list of previous antecedents Menes: cf. Papyrus of Turin. (For the fragments of Cairo see Sethe, op. Cit.).

MANETONE – LA STORIA D’EGITTO

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