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[:it]LE RADICI DELLE CREDENZE MESSIANICHE[:en]THE ROOTS OF THE MESSIAN CREDENES[:]

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06/07/2016 Arte e Cultura Egittologia Religione Spiritualità Storia 0

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osiride

Uno dei fattori più importanti nel plasmare il Cristianesimo moderno è stata la fusione di due teologie, Israelita ed Egiziana. E’ essenziale comprendere ciò che i popoli precedenti credevano al fine di apprezzare il contributo delle loro credenze nella nascita del Cristianesimo “ortodosso”. Il fulcro dell’insegnamento di Mosè, come di Akhenaton, era l’esistenza di un solo Dio. Gli Egizi adoravano una pletora di dei, ma le credenze Messianiche, la promessa della vita eterna e l’importanza per la salvezza del rito del battesimo erano vecchi concetti Egiziani.

La base delle credenze Egizie sulla salvezza, era la natura divina che gli Egiziani attribuirono al loro re. Dalla IV Dinastia (il ventisettesimo secolo a.C.), il re fu considerato il Figlio dell’uomo di Ra, il dio cosmico. Le azioni del re erano considerate il compimento dei comandi di suo padre. Questo rapporto speciale tra il dio Ra e il re, si è manifestava nei tre eventi principali nella vita del sovrano, la sacra nascita, l’unzione nel momento dell’incoronazione e la resurrezione dopo la morte.

Al momento della sua incoronazione, il sovrano diventava il portatore dell’ufficio regale divino. La cerimonia di incoronazione, includeva la purificazione con l’acqua, l’unzione e l’indossare gli abiti reali, impugnando lo scettro della sua carica, portando le corone delle Due Terre (nera e rossa), poste sulla testa e la proclamazione dei suoi nomi e titoli reali. Il re veniva unto, non con l’olio, ma tramite il grasso del sacro coccodrillo. Qui troviamo la fonte originale della parola Messia. MeSeH, la parola coccodrillo nell’Antico Egitto, e l’immagine di due coccodrilli fu utilizzata per il titolo di sovrano, conferito al re, nel momento della sua incoronazione.

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L’evento decisivo nella vita del sovrano, era la sua morte e resurrezione. Entrando nel mondo divino alla sua incoronazione, un re cessava di appartenere al mondo umano, nell’istante della sua morte. Veniva detto che “diventava Osiride”, il dio Egizio degli inferi. Dal momento della morte del re Osiride, condivideva l’esistenza spirituale eterna con gli dei.

Inizialmente la promessa della vita eterna era limitata ai re e nobili, perché solo loro potevano permettersi il costoso rito della sepoltura. Tuttavia, dopo la morte di Tutankhamon negli ultimi anni della XVIII dinastia, ci fu un lungo processo di cambiamento nella teologia Osiriana, che portò alla nascita del culto di Serapide, i cui seguaci potevano partecipare alla promessa della vita eterna, senza aver bisogno della mummificazione, se confessavano la fede nella divinità e attraverso un rituale di iniziazione. Di conseguenza, il culto di Serapide, aperto ai poveri, così come ai ricchi, divenne la religione più popolare in Egitto e sostituì altri culti, come religione ufficiale dello Stato.

Il culto di Serapide si è basato inizialmente, sui due dei Egizi, Osiride e Api, il sacro toro di Menfi da cui il suo nome è derivato. Api, originariamente associato con l’antico dio Ptah di Menfi, in seguito venne collegato con Osiride. Da quel momento la morte del toro Api, diventò un evento importante. Gli fu dato un funerale ufficiale, in presenza di una congregazione di fedeli che gli portavano doni da ogni parte del paese. Il toro Api, godeva della vita eterna, nel senso che rinasceva appena morto. I sacerdoti cercarono le caratteristiche per la sostituzione di Api, e lo identificarono da una macchia nera sulla fronte, collo e schiena. Una volta trovato, la gioia sostituiva il lutto e il vitello divino veniva posto con la madre nella sacra stalla a Menfi, circondato da un harem muggente.

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Il culto Serapide viene datato dalla dinastia Tolomaica fino all’era pre-Cristiana in Egitto. La città di Alessandria, fu fondata, tre secoli prima dell’inizio dell’era Cristiana, da Alessandro Magno, re di Macedonia (un antico paese nel sud est Europeo), dopo la conquista dell’Egitto. Fu governato in seguito dai Tolomei fino al 30 a.C., quando Cleopatra (che in precedenza aveva messo a morte suo fratello, Tolomeo XIII) finì la propria vita, facendosi mordere da un aspide, dopo che fini la sua ribellione contro Roma, insieme con il suo amante Marco Antonio, con una sconfitta nella battaglia navale di Azio. L’Egitto poi passò sotto il dominio Romano.

Nei secoli successivi, Alessandria, capitale dei Tolomei, era diventata una città cosmopolita e il centro culturale del mondo civilizzato, una classificazione che ha continuato a tenere anche dopo che fu stabilita la supremazia politica di Roma. Un gran numero di immigrati arrivarono in Egitto, veterani militari Greco-Macedoni, premiati per il loro servizio con ricchi terreni agricoli, Asiatici, Ebrei, Siriani e Libici. Queste comunità tra sposati con gli Egiziani e con altri, portò alla creazione di una società in cui le tradizioni e le credenze religiose si fusero. All’inizio di questo processo di integrazione, Tolomeo I {c. 304-284 a.C.), introdusse, come religione ufficiale, il culto Egiziano di Serapide (a volte scritto Sarapide), con l’aiuto di Manetone, sacerdote Egiziano di Eliopoli.

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Tolomeo I, fu un instancabile lavoratore nella diffusione della cultura Egiziana in tutto il mondo Greco-Romano. Di conseguenza, il culto del dio Serapide si diffuse rapidamente da Alessandria verso la Grecia e l’Italia e, con il passare del tempo, trovò la sua espressione come una “sacra” famiglia composta da Osiride, la moglie Iside e il figlio dalla testa di falco Horus. Nella prima metà secolo dell’era Cristiana, questo culto era di gran lunga la religione Egiziana più famosa a Roma, ed aveva un tempio di Serapide già nel 105 a.C. Il fascino di Serapide, che aveva ereditato molti attributi di Osiride, tra cui la padronanza del mondo sotterraneo, e i riti mistici di Iside, a cui le donne e gli uomini venivano ammessi dopo una cerimonia di iniziazione, era basato soprattutto sulla promessa esplicita di immortalità, offerta agli aderenti. Iside, era vista come una figura, simile alla Madonna, che aveva sopportato le tribolazioni di tutte le donne.

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I culti di Iside e Serapide non solo a perdurarono alla nascita del Cristianesimo, ma nel secondo d.C., in realtà aumentarono in popolarità. Furono costruiti nuovi santuari, accompagnati da un massiccio aumento nelle iscrizioni votive rispetto a quelli degli ultimi due secoli. Il Cristianesimo e i culti pagani esistevano comodamente fianco a fianco in questa prima fase dell’epoca Cristiana ed erano frequentemente visti come intercambiabili. I Cristiani non facevano alcuna distinzione tra Cristo e Serapide e spesso adoravano entrambi. Nel 134 d.C., dopo una visita ad Alessandria, l’imperatore Adriano ha scritto una lettera al suo anziano cognato, Serviano, in cui ha commentato: “Così ti elogiamo l’Egitto, mio carissimo Serviano! So che la terra dall’alto verso il basso, una volubile, difficile terra, indecisa e pronta a mutar ad ogni occasione. In essa gli adoratori di Serapide sono Cristiani, e quelli che si definiscono i Vescovi di Cristo, sono devoti a Serapide… Ogni volta che il Patriarca stesso viene in Egitto per accontentare tutti è costretto ad adorare ora Serapide, ora Cristo.”

La sopravvivenza dell’antico culto Egiziano di Serapide a fianco del Cristianesimo è descritta anche particolarmente evidente nel fantasioso romanzo L’Asino d’oro (Metamorfosi) di Lucio Apuleio, un platonico, che si è formato a Cartagine, Atene e Roma. Il suo romanzo racconta le avventure e disavventure di Apuleio dopo che per magia si era trasformato in un asino, a cui viene ripristinata la forma umana alla fine del libro attraverso l’intervento misericordioso di Iside e Serapide. La dea apparse ad Apuleio, spiegando che lei è conosciuta con vari nomi, Minerva, Venere, Diana, Proserpina, Cerere, Giunone, Bellona, Ecate, “e gli Egiziani, che sono eccellenti in tutti i tipi di antiche dottrine, nelle loro cerimonie mi adorano, chiamandomi Regina Iside.”

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Dopo l’alba, Apuleio prese parte ad una cerimonia religiosa in cui la congregazione comprendeva “soffiatori di trombe, che erano devoti a Serapide” e vari sacerdoti, uno dei quali accompagnato con “una lucerna a forma di barca con un foro rotondo, avendo su di una parte, figure simili a quelle degli Egiziani.” Una volta che il grande sacerdote ebbe ripristinato Apuleio nella forma umana, gli disse: “Ecco, Lucio, tu ti sei consegnato da così grandi miserie alla provvidenza della dea Iside… facendo di te stesso uno di questo santo ordine… prendendoti su di te il volontario giogo del ministero”.

Apuleio continua a descrivere come si è recato a Roma, dove il suo più grande desiderio era “di recitare ogni giorno le mie preghiere alla dea Iside sovrana… continuamente adorata dal popolo di Roma” e aumentò la sua partecipazione religiosa, diventando un ministro di Osiride, “il padre sovrano di tutte le dee”, così come Iside: “Ho frequentato i sacrifici a Serapide, che venivano fatti nella notte, cosa che mi ha dato grande conforto”. Infine, “il grande dio Osiride mi apparve nella notte, non travestito in qualsiasi altra forma, ma nella sua essenza, comandandomi che diventi un avvocato in tribunale, e di non temere la calunnia e l’invidia delle persone cattive, che mi portano…rancore a causa della mia dottrina”.

Apuleio inoltre conferma, che la promessa della risurrezione era contenuta nei riti di Iside. Assicuravano ai mystae (seguaci), che avrebbero visto e venerato la dea nelle loro vita dopo la morte. Si tratta di un evidente parallelo con le aspettative dei Cristiani, sulla visione di Dio nell’altro mondo: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Matteo 5: 8).

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Con il diffondersi del Cristianesimo “ortodosso”, il tempio di Serapide, costruito da Tolomeo I ad Alessandria, che conteneva una enorme statua del dio nello stesso stile di come fu utilizzato in seguito per le rappresentazioni di Cristo nelle chiese copte, divenne il centro del culto di Serapide. Le pitture di Iside con il figlio Horus, furono identificati dai Cristiani con i ritratti di Maria con suo figlio Gesù. Il rito del battesimo, parte della cerimonia di iniziazione del culto Serapide, è stata adottata dalla Chiesa come parte della cerimonia dell’iniziazione Cristiana, e sopravvive ancora oggi.

In un articolo sul Journal of Egyptian Archaeology del 1950, Sir Alan Gardiner, l’Egittologo Britannico, ha sostenuto che il battesimo Egiziano dovrebbe essere visto come analogo al battesimo Cristiano. Ha citato 36 scene, una delle quali si trova nei Musei Vaticani, che hanno mostrato diversi Faraoni, battezzati ritualmente con acqua. Rappresentazioni simili si trovano nel culto funerario nelle tombe dei nobili o dei re Osirianizzati (nel senso che erano diventati tutt’uno con Osiride). Sulla somiglianza tra le due forme di battesimo Sir Alan ha detto: “In entrambi i casi una pulizia simbolica per mezzo di acqua serviva come iniziazione alla vita religiosa correttamente legittimita”.

Nel tempio di Hatshepsut e Amenofi III a Deir el-Bahri a Luxor, le scene della loro sacra nascita mostrano i neonati mentre sono battezzati. Il testo di accompagnamento recita: “essere puro insieme con il tuo ka (anima)… tu vivi in [eterno].” In tutte queste scene dell’acqua che viene versata dalla brocca sulla testa della persona battezzata è raffigurata come un flusso dell’Ankh, simbolo Egizio della vita.

Nel battesimo, vi era l’usanza di usare, quando possibile, l’acqua dell’inondazioni estive del Nilo, considerato un elemento di vita sacro, che assicurava anche la prosperità, fertilità e benessere familiare. Con l’aumento della sofisticazione ingegneristica, diventò abitudine creare un flusso simbolico del Nilo, organizzando un sistema di tubi attraverso i quali tale acqua “viva”, cioè, l’acqua che scorre, riempiva la vasca per essere utilizzato nella cerimonia.

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Ancora nel sesto secolo d.C., i Cristiani considerati ancora seguaci di Serapide, consideravano le acque di piena estive del Nilo come aventi proprietà particolari. Coloro che vivevano abbastanza vicino, si raccoglievano sulla riva del fiume per benedire e raccogliere l’acqua quando il Nilo iniziava il suo deflusso annuale. Coloro che abitavano lontano, benedicevano un bacino d’acqua come vero e proprio sostituto del fiume. L’importanza di utilizzare l’acqua “viva”, fu mantenuto dai primi Cristiani. L’acqua più adatta era stata considerata quella trovata alle sorgenti. Con la diffusione del Cristianesimo, però, divenne meno comune fare battesimi fuori di casa. Eppure ebbero cura di preservare la vecchia pratica Egiziana dell’utilizzo di acqua “viva” organizzando un sistema di tubi attraverso i quali l’acqua battesimale poteva fluire.

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Nei secoli successivi i Cristiani dimenticarono l’antica tradizione del significato di acqua “vivente” del Nilo per il rito battesimale. Ancora oggi, l’acqua utilizzata è contenuta in una “fonte” simbolica di una sorgente d’acqua e il simbolo dell’acqua “viva” che scorre è mantenuto versandola sopra la testa della persona che viene battezzata.

Gli Obelischi originariamente simboli solari collegati al culto del sole forniscono un’ulteriore indicazione della affinità tra antiche credenze Egizie, e ciò che può essere descritto come la seconda variante della Chiesa Cristiana, nel corso di questi primi secoli. Tredici obelischi, trasportati dall’ Egitto, si trovano a Roma rispetto ai solo otto di altre parti del mondo. Il più grande della collezione Romana, alto più di 30 metri e con un peso di oltre 400 tonnellate si erge nella piazza di San Giovanni, una cattedrale nella zona del Laterano a Roma (Tavola 35). La pietra per l’obelisco gigante era stata estratta 18 secoli prima da Thutmose III (Davide) ad Assuan. In un periodo di crescente fusione tra il culto di Ra e Amon, il dio dello stato la cui capitale era a Tebe in Egitto, l’obelisco fu eretto nel grande tempio di Karnak, dove era un oggetto importante di culto. L’obelisco Lateranense (vedi Tavola 35), è stato un dono di Costantino il Grande a Roma, avviato nel 326 d.C., 14 anni dopo la sua conversione al Cristianesimo. Costantino non vide alcuna contraddizione tra la presentazione di questo simbolo pagano a Roma e la sua fede Cristiana.

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In considerazione delle sue enormi dimensioni, non è sorprendente che, quando Costantino morì nel 337 d.C., l’obelisco del Laterano, non navigò oltre il porto di Alessandria. Rimase lì per altri 20 anni prima che infine Costanzo II, figlio di Costantino il Grande, presentò il suo dono a Roma nel 357 d.C. Un resoconto della consegna finale, fu scritto dallo storico contemporaneo Ammiano Marcellino, dove viene indicato chiaramente che con la sua azione l’imperatore muoveva il centro religioso del mondo dall’Egitto a Roma: “Costantino…[aveva strappato] la massa enorme dalle fondamenta, e ha giustamente pensato che non stava commettendo alcun sacrilegio nel prendere questa meraviglia da un tempio e consacrarla a Roma, vale a dire, nel tempio del mondo intero.”

 

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osirideOne of the most important factors in shaping modern Christianity was the fusion of two theologies, Israelite and Egyptian. It is essential to understand what the earlier peoples believed in order to appreciate the contribution of their beliefs to the birth of “Orthodox” Christianity. The fulcrum of Moses’s teaching, like Akhenaten, was the existence of a single God. The Egyptians worshiped a plethora of gods, but Messianic beliefs, the promise of eternal life, and the importance of the salvation of the rite of baptism were old Egyptian concepts.

The basis of the Egyptian beliefs on salvation was the divine nature that the Egyptians attributed to their kings. From the Fourth Dynasty (the twenty-first century BC), the king was considered the Son of Man of Ra, the cosmic god. King’s actions were considered to be the completion of his father’s commands. This special relationship between God Ra and the King manifested itself in the three main events in the life of the sovereign, sacred birth, anointing at the time of coronation and resurrection after death.

At the time of his coronation, the sovereign became the bearer of the divine royal office. The coronation ceremony, including purification with water, anointing and wearing royal garments, seizing the scepter of his charge, bringing the crowns of the Two Lands (black and red) placed on the head and the proclamation of the its real names and titles. The king came to heaven, not with oil, but through the fat of the sacred crocodile. Here we find the original source of the word Messiah. MeSeH, the crocodile word in ancient Egypt, and the image of two crocodiles was used for the title of sovereign, conferred upon the king at the time of his coronation.

 

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The decisive event in the life of the sovereign was his death and resurrection. Entering into the divine world to his coronation, a king was to belong to the human world at the moment of his death. It was said that he “became Osiris,” the Egyptian god of the underworld. From the time of King Osiris’s death, he shared the eternal spiritual existence with the gods.

Initially, the promise of eternal life was limited to kings and nobles, because only they could afford the expensive ritual of burial. However, after the death of Tutankhamon in the last years of the eighteenth dynasty, there was a long process of change in Osirian theology, which led to the birth of the cult of Serapis, whose followers could participate in the promise of eternal life, without the need for mummification if they confessed faith in divinity and through a ritual of initiation. Consequently, the cult of Serapide, open to the poor, as well as the rich, became the most popular religion in Egypt and replaced other cultures as the official religion of the state.

The cult of Serapide was initially based on the two of the Egyptians, Osiris and Bees, the sacred Menfi bull from which its name derived. Bees, originally associated with the ancient god Ptah of Menfi, was later linked with Osiris. Since that time the death of the Apis bull became an important event. He was given an official funeral in the presence of a congregation of faithful who brought gifts from all over the country. The Api bull, he enjoyed eternal life, in the sense that he was born again just died. The priests sought the characteristics of replacing Api, and identified him with a black spot on the forehead, neck and back. Once found, joy replaced the mourning and the calf of the divine was placed with his mother in the sacred stables at Menfi, surrounded by a loud harem.

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Serapide worship is dated from the Tolomaic dynasty to the pre-Christian era in Egypt. The city of Alexandria was founded, three centuries before the beginning of the Christian era, by Alexander the Great, king of Macedonia (an ancient country in the southeastern European) after the conquest of Egypt. It was later ruled by the Ptolemies until 30 BC, when Cleopatra (who had previously killed his brother, Ptolemy XIII) ended his life, becoming bitten by an aspiration after his rebellion against Rome, along with the his lover, Marco Antonio, with a defeat in the naval battle of Azio. Egypt then passed under Roman rule.

In the following centuries, Alexandria, the capital of the Ptolemies, had become a cosmopolitan city and the cultural center of the civilized world, a classification that continued to hold even after the political supremacy of Rome was established. A large number of immigrants arrived in Egypt, Greek-Macedonian military veterans, awarded for their service with rich agricultural lands, Asians, Jews, Syrians and Libyans. These communities, married to the Egyptians and others, led to the creation of a society in which traditions and religious beliefs were merged. At the beginning of this integration process, Ptolemy I {c. 304-284 BC), introduced as the official religion the Egyptian cult of Serapide (sometimes written by Sarapide) with the help of Manon, Egyptian priest of Heliopolis.

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Ptolemy I, was a tireless worker in spreading Egyptian culture throughout the Greco-Roman world. As a result, the worship of god Serapide quickly spread from Alexandria to Greece and Italy and, over time, found his expression as a “sacred” family made up of Osiris, his wife Isis and his son from the head of Hawk Hawk. In the first half of the Christian era, this worship was by far the most famous Egyptian religion in Rome, and had a temple of Serapide already in 105 AD. The charm of Serapide, which had inherited many attributes of Osiris, including the underworld of the underworld, and the mystical rites of Isis, to which women and men were admitted after an initiation ceremony, was based primarily on the explicit promise of immortality , offered to the members. Isis, was seen as a figure, similar to the Madonna, who had borne the tribulations of all women.

 

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The cults of Isis and Serapis not only persisted at the birth of Christianity, but in the second century AD, they actually increased in popularity. New sanctuaries were built, accompanied by a massive increase in votive inscriptions over those of the last two centuries. Christianity and pagan cults existed comfortably side by side in this first phase of the Christian era and were frequently seen as interchangeable. Christians made no distinction between Christ and Seraphus and often worshiped both. In 134 AD, after a visit to Alexandria, Emperor Hadrian wrote a letter to his elder brother-in-law, Serviano, in which he commented: “So we praise Egypt, my dear Servian! I know the earth from above the low, a fickle, difficult land, undecided and willing to change at every opportunity, in which Serapis worshipers are Christians, and those who are called the Bishops of Christ are devoted to Serapis … Every time the Patriarch himself comes in Egypt to please everyone is forced to worship Serapide, now Christ. ”

The survival of the ancient Egyptian cult of Serapis alongside Christianity is also described particularly in the imaginative novel The Golden Donkey (Metamorphosis) by Lucius Apuleius, a Platonic, who was formed in Carthage, Athens and Rome. His novel tells the adventures and misadventures of Apuleus after he had become a donkey by magic, to which the human form was restored at the end of the book through the merciful intervention of Isis and Serapis. The goddess appeared to Apuleius, explaining that she is known by various names, Minerva, Venus, Diana, Proserpina, Cerere, Juno, Bellona, Ecate, and the Egyptians who are excellent in all kinds of ancient doctrines their ceremonies worship me, calling me Queen Isis. “

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After dawn, Apuleius took part in a religious ceremony in which the congregation included “trumpet blowers who were devoted to Serapis” and various priests, one accompanied by “a boat-shaped lucerne with a round hole, having on the one hand, figures similar to those of the Egyptians. “Once the great priest restored Apuleus in human form, he said,” Here, Lucio, you have been delivered by so great miseries to the providence of the goddess Isis … doing yourself one of this holy order … taking on you the volunteer yoke of ministry. ”

Apuleius continues to describe how he went to Rome, where his greatest desire was “to pray daily to my prayers to the sovereign Isis God … continually adored by the people of Rome” and increased his religious participation, becoming a minister of Osiris , “the sovereign father of all goddesses,” as Isis: “I attended the sacrifices to Seraphim, which were made in the night, which gave me great comfort.” Finally, “the great god Osiris appeared to me in the night, not disguised in any other form, but in its essence, commanding me to become a lawyer in court, and not to fear the slander and the envy of the bad people who bring me … grudge because of my doctrine. ”

Apuleus also confirms that the promise of the resurrection was contained in the rites of Isis. They assured the mystae (followers), who would see and worship the goddess in their lives after death. This is an obvious parallel to the expectations of Christians on the vision of God in the other world: “Blessed are the pure of heart, for they will see God” (Matthew 5: 8).

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With the spread of “orthodox” Christianity, the temple of Serapis, built by Ptolemy I in Alexandria, containing a huge statue of God in the same style as it was later used for the representations of Christ in coptic churches, became the center of cult of Serapis. The paintings of Isis with his son Horus were identified by Christians with portraits of Mary with his son Jesus. The baptismal rite, part of the ceremony of initiating the Serapide worship, was adopted by the Church as part of the ceremony of Christian initiation , and still survives today.

In an article on the Journal of Egyptian Archeology of 1950, Sir Alan Gardiner, the British Egyptiologist, argued that Egyptian baptism should be seen as analogous to Christian baptism. He cited 36 scenes, one of which is in the Vatican Museums, which showed several Pharaohs, baptized ritually with water. Similar representations are found in the funeral worship in the tombs of the nobles or Osirianized kings (in the sense that they had become one with Osiris). On the similarity between the two forms of baptism, Sir Alan said: “In either case a symbolic cleansing by means of water served as an initiation for the legitimate religious life.”

In the temple of Hatshepsut and Amenofi III at Deir el-Bahri in Luxor, the scenes of their sacred birth show infants as they are baptized. The accompanying text reads: “Be pure together with your ka (soul) … you live in [eternally].” In all these scenes of water that is poured from the jug on the head of the baptized person is depicted as a flow of the Ankh, an Egyptian symbol of life.

In baptism, there was the custom of using, whenever possible, the water of the summer floods of the Nile, considered a sacred element of life, which also ensured prosperity, fertility and family wellbeing. With the increase in engineering sophistication, it became a habit to create a symbolic stream of the Nile, organizing a pipe system through which this “living” water, that is, the flowing water, filled the tub to be used in the ceremony.

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Even in the sixth century BC, Christians still considered Serapide’s followers, considered the full summer waters of the Nile as having particular properties. Those who lived close enough to gather on the banks of the river to bless and collect water when the Nile began its annual outflow. Those who lived far away blessed a basin of water as a true river replacement. The importance of using “living water” was maintained by early Christians. The most suitable water was considered to be found at the springs. With the spread of Christianity, however, it became less common to make baptisms outside of the home. Yet they were careful to preserve the old Egyptian practice of using “living water” by organizing a pipe system through which the baptismal water could flow.

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In the following centuries, Christians forgot the ancient tradition of the meaning of “living” water in the Nile for the baptismal ritual. Even today, the water used is contained in a symbolic “source” of a source of water and the symbol of the “living” water that flows is kept pouring over the head of the person being baptized.

Obelisks, originally solar symbols linked to sun worship, provide a further indication of the affinity between ancient Egyptian beliefs and what can be described as the second variant of the Christian Church during these early centuries. Thirteen Obelisks, transported from Egypt, are in Rome with respect to only eight other parts of the world. The largest of the Roman collection, over 30 meters tall and weighing over 400 tons, stands in St. John’s Square, a cathedral in the Lateran area of Rome (Table 35). Stone for the giant obelisk had been extracted 18 centuries earlier by Thutmose III (David) to Assuan. In a growing meltdown between the cult of Ra and Amon, the god of the state whose capital was at Tebe in Egypt, the obelisk was erected in the great temple of Karnak, where it was an important object of worship. The Lateran obelisk (see Table 35) was a gift from Constantine the Great in Rome, started in 326 AD, 14 years after his conversion to Christianity. Constantine saw no contradiction between the presentation of this pagan symbol in Rome and his Christian faith.

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In view of its enormous size, it is not surprising that when Constantine died in 337 AD, the Lateran obelisk, he did not navigate beyond the port of Alexandria. He stayed there for another 20 years before Costanzo II, the son of Constantine the Great, presented his gift to Rome in 357 AD. An account of the final delivery was written by the contemporary historian Ammiano Marcellino, where it is clearly indicated that with his actions the emperor moved the religious center of the world from Egypt to Rome: “Constantine … [had ripped off the mass of the foundation from the foundation , and rightly thought that he was not committing any sacrilege in taking this miracle from a temple and consecrating it to Rome, that is to say, in the temple of the whole world. “

 

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