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[:it]La Vita di Manetone – Tradizione e Ipotesi[:en]The Life of Manetone – Tradition and Hypothesis[:]

[:it]La Vita di Manetone – Tradizione e Ipotesi[:en]The Life of Manetone – Tradition and Hypothesis[:]

05/12/2015 Arte e Cultura Egittologia 0

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Giuseppe Flavio

Giuseppe Flavio

La nostra conoscenza di Manetone è per la maggior parte scarna e incerta; ma possiamo affermare tre cose: sono la sua patria, il suo sacerdozio a Heliopolis, e la sua attività per l’introduzione del culto di Serapide.

Il nome Manetone (Μανεθώς, spesso scritto Μανέθων) si può spiegare come “La verità di Thoth“, e un certo sacerdote sotto la  XIX Dinastia è descritto come “Primo Sacerdote della Verità di Thot. Secondo il Dott  Dr. Černý Manetone” è dal copto ⲙⲁⲛⲉϩⲧⲟ “sposo” (ⲙⲁⲛⲉ “mandriano”, e ϩⲧⲟ“cavallo”); ma la parola non sembra comparire altrove come un nome proprio. Per quanto riguarda l’epoca in cui visse Manetone, Sincello in un passaggio ci da delle informazioni che visse più tardi di Berosso: altrove mette Manetone come “quasi contemporaneo di Berosso, o un pò più tardo“. Berosso, che fu sacerdote di Marduk a Babilonia, visse e scrisse per Antioco I, il cui regno durò dal 285 al 261 a.C.Berosso dedicò la sua Χαλδαϊκά (Caldei) per questo re dopo essere diventato monarca assoluto nel 281 a.C. Le opere di Manetone e di Berosso possono essere interpretate come l’espressione della rivalità di due re, Tolomeo e Antioco, ognuno cercando di proclamare la grandiosa storia della propria terra.

La Statua di Serapide di Briasside

Sotto il nome di Manetone, la Suida sembra distinguere due scrittori: Manetone di Mendes in Egitto, capo sacerdote che scrisse sulla realizzazione del Kyphi; Manetone di Diospoli o Sebennytus, opere “A Treatise on Physical Doctrines” e “Apotelesmatica” (or Astrological Influences), in versi esametri, e altre opere astrologiche.  In nessun altro posto Manetone è collegato con Mendes; poichè Mendes dista solo 17 miglia da Sebennytus attraverso il braccio del Nilo di Damietta, il collegamento quindi non è impossibile. Müller sospetta la confusione con Tolomeo di Mendes, un sacerdote egizio (probabilmente del tempo di Augusto), che, come Manetone, scrisse un lavoro sulla cronologia egizia in tre libri. Nella seconda nota della Suidas, Diospolis può essere identificato, non con la Diospolis Magna (la famosa Tebe), né con la Diospolis Parva, ma con la Diospolis Inferior, nel Delta (oggi Tell el-Balamûn), la capitale del Diospolite o XVII Distretto a nord del Distretto di Sebennyte e contiguo con esso. Diospolis inferiore è collocata vicino a Damietta, circa 30 miglia da Sebennytus. Si può pertanto accettare la descrizione di Manetone, a sostengno che egli era nativo di Sebennytus (ora Samannud) nel Delta, sulla sponda occidentale del ramo del Nilo di Damietta. Manetone fu un sacerdote, e senza dubbio officiò una sola volta nel tempio di Sebennytus; ma in una lettera, che Manetone dice di aver scritto a Tolomeo II Filadelfo, si descrive come “Alto sacerdote e scriba dei santuari sacri d’Egitto, nato a Sebennytus e dimorato a Eliopoli”.

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Anche se la lettera, come abbiamo detto, non è autentica in tutti i suoi dettagli, questa descrizione potrebbe essere stata presa in prestito da una buona fonte; mentre il suo rango come Alto sacerdote, rimane in dubbio. E’ ragionevole credere che Manetone fu elevato al grado di alto sacerdote nel tempio di Eliopoli. Questa sua eminente posizione concorda con una parte importante nell’introduzione del culto di Serapide. Come sacerdote Eliopolitano, Manetone (come cita Laqueur, Pauly-Wissowa-Kroll, R.-E. XIV, 1061.) “È stata, senza dubbio, la sua conoscenza dell’albero sacro nella grande sala di Eliopoli. L’albero su cui la dea Seshat, la Signora della Scrittura, Padrona della Biblioteca, scrisse di sua mano i nomi e le gesta dei sovrani. Manetone non fece altro che comunicare al mondo greco ciò che la dea aveva annotato.  Ma lo fece con pieno senso di superiorità basandosi sui documenti sacri egizi in opposizione a Erodoto con il quale era in contraddizione. La sua città natale, Sebennytus, fu visitata come un luogo di studio da Solone quando Ethêmôn fu là sacerdote,  inoltre la cultura greca del luogo influenzò Manetone in tenera età.

Seshat

Nell’introduzione alla statua di Serapide ad Alessandria come descritto da Plutarco, Manetone l’egiziano fu associato con Timòteo come consigliere sacerdotale di re Tolomeo Soter. E’ naturale pensare che il culto di Serapide stesso, che era una fusione di idee egiziane e greche destinate ad essere accettate da entrambe le nazionalità, era già stato organizzato con l’aiuto dei due sacerdoti, e fu senza dubbio già costruito il magnifico tempio a Rhakotis, il quartiere egiziano a ovest di Alessandria. La data non è certa: secondo Jerome (Fotheringham, P211, Helm, P129) “Serapide entrò ad Alessandria” nel 286 a.C., mentre la versione armena della Cronaca di Eusebio dice che fu nel 278 a.C. “Serapide venne ad Alessandria, e divenne ivi residente” (Carso, 200). Forse le due istruzioni si riferiscono a differenti stadi dello sviluppo del culto: se il primo descrive l’ingresso della statua di Briasside, quest’ultimo può eventualmente fare riferimento alla costituzione finale dell’intera teologia.

Eusebio

A riprova che il lavoro di Manetone nella costruzione del culto di Serapide non deve essere sminuito, può essere sufficiente fare riferimento alla iscrizione del nome Μανεθών (Manetone) sulla base di un busto di marmo trovato tra le rovine del Tempio di Serapide a Cartagine (Corpus Iscr. Lat. VIII.1007). Il nome è così raro, che è molto alta la probabilità che il busto che originariamente sorgeva su questa base rappresentasse il Manetone egiziano, e fu eretto in suo onore per il suo efficace contributo all’organizzazione del culto di Serapide. Quindi non è impossibile che anche il seguente riferimento in un papiro del 241 a.C. possa essere a Manetone di Sebennytus. Questo riferimento è contenuto in un documento con il sigillo del tempio (P. Hibeh, 72 I., vv. 6, 7, γράφειν Μανεθῶι). La persona di cui si parla era evidentemente un uomo ben noto nei circoli sacerdotali: era probabilmente il nostro Manetone, lo scrittore di storia egiziana e religione, che visse a lungo.

Otto opere sono state attribuite a Manetone: (1) Αἰγυπτιακά, o la storia dell’Egitto, (2) Il libro di Sothis, (3) il Libro Sacro, (4) Epitome di Dottrine fisiche, (5) Sulle feste, ( Di questi, “Il libro di Sothis” non è certamente di Manetone, e non c’è motivo di credere che, “Le critiche di Erodoto” formano un lavoro separato, anche se sappiamo da Giuseppe Flavio nel “Contro Apione” (I., 73., Fr. 42), che Manetone indusse all’errore Erodoto. Se sei titoli rimangono, e si è a lungo pensato che alcuni di questi sono titoli “fantasma”. Fruin suppone che Manetone scrisse solo due opere. Una sulla storia egiziana, l’altra sulla mitologia e antichità egizie. Susemihl e W. Otto modificarono questo estremo punto di vista: riconobbero tre opere distinte di Manetone (La storia d’Egitto, Il Sacro Libro, e un condensato di Dottrine Fisiche), e presumono che i titoli, Sulle Feste, Sul Rito Antico e religione, e sulla realizzazione del Kyphi fecero riferimento a brani del Libro Sacro. Nella scarsità dei dati in possesso, nessun giudizio definitivo sembra possibile in merito al fatto che Manetone scrisse sei opere o solo tre; ma a sostegno della prima teoria si può fare riferimento a Eusebio.

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Giuseppe Flavio

Josephus

Our knowledge of Manetho is for the most part lean and uncertain; but we can affirm three things: they are his homeland, his priesthood in Heliopolis, and his activity for the introduction of the cult of Serapis.

The name Manetho (Μανεθώς, often written Μανέθων) can be explained as “The Truth of Thoth”, and a certain priest under the 19th Dynasty is described as “First Priest of the Truth of Thoth”. According to Dr Dr. Černý “Manetho” is from the Copt ⲙⲁⲛⲉ ϩ ⲧⲟ “groom” (ⲙⲁⲛⲉ “mandriano”, and ϩ ⲧⲟ “horse”); but the word does not seem to appear elsewhere as a proper name. As for the period in which Manetho lived, Syncellus in a passage gives us some information that he later lived in Berosso: elsewhere he puts Manetho as “almost contemporary of Berosso, or a little later”. Berossus, who was a priest of Marduk in Babylon, lived and wrote for Antiochus I, whose reign lasted from 285 to 261 BC; Berossus dedicated his Χαλδαϊκά (Chaldeans) to this king after having become absolute monarch in 281 a.C. The works of Manetone and Berosso can be interpreted as the expression of the rivalry of two kings, Ptolemy and Antiochus, each trying to proclaim the grand history of their land.

 

Under the name of Manetho, Suida seems to distinguish two writers: Manetho di Mendes in Egypt, chief priest who wrote about the realization of the Kyphi; Manetho di Diospolis or Sebennytus, works “A Treatise on Physical Doctrines” and “Apotelesmatica” (or Astrological Influences), in verses hexameters, and other astrological works. Nowhere else is Manetho connected with Mendes; as Mendes is only 17 miles from Sebennytus through the arm of the Nile of Damietta, the link is therefore not impossible. Müller suspects confusion with Ptolemy of Mendes, an Egyptian priest (probably from the time of Augustus), who, like Manetone, wrote a work on Egyptian chronology in three books. In the second note of Suidas, Diospolis can be identified, not with the Diospolis Magna (the famous Tebe), nor with the Diospolis Parva, but with the Diospolis Inferior, in the Delta (today Tell el-Balamûn), the capital of Diospolite or XVII District north of the Sebennyte District and contiguous with it. Lower Diospolis is located near Damietta, about 30 miles from Sebennytus. One can therefore accept the description of Manetone, to argue that he was a native of Sebennytus (now Samannud) in the Delta, on the western shore of the Nile branch of Damietta. Manethous was a priest, and he undoubtedly took off only once in the temple of Sebennytus; but in a letter, which Manetho says he wrote to Ptolemy II Philadelphus, he describes himself as “High priest and scribe of the sacred shrines of Egypt, born in Sebennytus and living in Heliopolis”.

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Although the letter, as we have said, is not authentic in all its details, this description may have been borrowed from a good source; while his rank as High Priest remains in doubt. It is reasonable to believe that Manetho was elevated to the rank of high priest in the temple of Heliopolis. This eminent position agrees with an important part in the introduction of the cult of Serapis. As an Eliopolitan priest, Manetho (as quoted by Laqueur, Pauly-Wissowa-Kroll, R.-E. XIV, 1061.) “It was, no doubt, his knowledge of the sacred tree in the great hall of Heliopolis. to whom the goddess Seshat, the Lady of Scripture, Mistress of the Library, wrote by her hand the names and deeds of the sovereigns, Manethous did nothing but communicate to the Greek world what the goddess had noted, but she did so with full sense of superiority. based on Egyptian sacred documents in opposition to Herodotus with whom it was in contradiction.His birthplace, Sebennytus, was visited as a place of study by Solon when Ethêmôn was there priest, besides the Greek culture of the place influenced Manetone at an early age.

Seshat

In the introduction to the statue of Serapis in Alexandria as described by Plutarch, Manetho the Egyptian was associated with Timòteus ​​as a priestly councilor of King Ptolemy Soter. It is natural to think that the cult of Serapis himself, which was a fusion of Egyptian and Greek ideas destined to be accepted by both nationalities, had already been organized with the help of the two priests, and it was undoubtedly already built the magnificent temple in Rhakotis, the Egyptian district west of Alexandria. The date is not certain: according to Jerome (Fotheringham, P211, Helm, P129) “Serapis entered Alexandria” in 286 B.C., while the Armenian version of the Chronicle of Eusebius says that it was 278 BC. “Serapis came to Alexandria and became a resident there” (Karst, 200). Perhaps the two instructions refer to different stages of cult development: if the first describes the entrance of the statue of Briasside, the latter may possibly refer to the final constitution of the entire theology.

Eusebius

As proof that the work of Manetho in the construction of the cult of Serapis must not be diminished, it may suffice to refer to the inscription of the name Μανεθών (Manetho) on the basis of a marble bust found in the ruins of the Temple of Serapis in Carthage (Corpus Inscription Lat. VIII.1007). The name is so rare that it is very likely that the bust that originally stood on this base represented the Egyptian Manetho, and was erected in his honor for his effective contribution to the organization of the cult of Serapis. So it is not impossible that also the following reference in a papyrus of 241 B.C. may be in Manetho di Sebennytus. This reference is contained in a document with the seal of the temple (P. Hibeh, 72 I., vv. 6, 7, γράφειν Μανεθῶι). The person we are talking about was evidently a well-known man in priestly circles: it was probably our Manetho, the writer of Egyptian history and religion, who lived for a long time.

Works of Manetho

Eight works have been attributed to Manetho: (1) Αἰγυπτιακά, or the history of Egypt, (2) The Book of Sothis, (3) the Holy Book, (4) Epitome of Physical Doctrines, (5) On the holidays, ( 6) On the ancient rite and religion, (7) On the preparation of the Kyphi [a kind of incense], (8) The critiques of Herodotus.

Of these, “The Book of Sothis” is certainly not of Manetho, and there is no reason to believe that, “The critiques of Herodotus” form a separate work, even if we know from Josephus in “Against Apion” (I. , 73., Br. 42), which Manetho led Herodotus to error. If you are titles remain, and it has long been thought that some of these are “ghost” titles. Fruin supposes that Manetone only wrote two works. One on Egyptian history, the other on Egyptian mythology and antiquities. Susemihl and W. Otto modified this extreme point of view: they recognized three distinct works by Manetho (The History of Egypt, The Holy Book, and a condensation of Physical Doctrines), and presumed that the titles, On the Holidays, On the Ancient Rite and religion, and on the making of the Kyphi they referred to passages from the Holy Book. In the scarcity of the data in possession, no definitive judgment seems possible on the fact that Manetho wrote six works or only three; but in support of the first theory one can refer to Eusebius.

 

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