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[:it]LA CONCEZIONE EGIZIANA DELL’IMMORTALITÀ[:en]EGYPTIAN CONCEPTION OF IMMORTALITY[:]

[:it]LA CONCEZIONE EGIZIANA DELL’IMMORTALITÀ[:en]EGYPTIAN CONCEPTION OF IMMORTALITY[:]

01/19/2016 Arte e Cultura Egittologia Religione Spiritualità Storia 0

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Tra le nazioni che hanno contribuito  direttamente alla crescita della civiltà, l’Egitto e la Mesopotamia sono attualmente ritenute essere le più antiche. La disputa cronologica  sull’antichità dei due paesi è di importanza minore; mentre a Babilonia il materiale storico è dato quasi esclusivamente dalle inscrizioni, in Egitto, sappiamo che l’artigianato, le armi, le arti, e, in una certa misura, le credenze religiose arrivano fino a un periodo vicino all’Età della pietra. In una parola, l’Egitto presenta la più antica civiltà che l’uomo conosca. Fin dall’inizio della sua storia, cioè da circa il 4500 a.C., siamo in grado di seguire lo sviluppo di una religione i cui elementi più importanti sono le promesse di una vita dopo la morte. Era ancora una grande religione, quando fu enunciata la dottrina cristiana dell’immortalità. Nei primi secoli dell’era cristiana, sembrava quasi possibile che il culto di Osiride e Iside potessero diventare la religione del mondo classico; e l’ultimo supporto costituito dal paganesimo contro il cristianesimo era nel tempio di Iside a Philae nel sesto secolo dopo Cristo.

 

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E’ chiaro che una religione così antica deve aver offerto il conforto per l’uomo, il principale dei quali era la fede in uno spirito, in qualcosa che conserva la personalità di un uomo e non perisce con il corpo. Questa fede era, infatti, uno degli elementi principali della religione, l’elemento più noto arrivato a noi attraverso i numerosi sepolcri che riempiono il deserto da un’estremità all’altra dell’Egitto, e attraverso le inscrizioni funebri.
E’ necessario, comunque, correggere l’impressione prevalente che la religione abbia svolto la parte più grande nella vita egiziana o anche una parte più grande di quanto non faccia quella Musulmana in Egitto. L’errata convinzione che la morte e il benessere dei morti hanno oscurato l’esistenza della vita, è dovuta al fatto che le condizioni climatiche del paese hanno conservato fino a noi le necropoli  e i templi funerari meglio di tutti gli altri monumenti. La stretta striscia di fertile terra nera lungo il Nilo generalmente produce tre raccolti l’anno. Troppo preziosa per essere utilizzata come cimitero. Ma più di questo, è soggetta alla periodica saturazione con l’acqua durante l’inondazione, ed è, quindi, inadatto per le sepolture di un popolo che desiderava conservare il contenuto delle tombe. D’altra parte, il deserto, che delimita questa fertile striscia fertile, che è così stretta che una dozzina di passi di solito portano dalla terra nera alla grigia, – offre un terreno secco che preserva il terreno, senza alcun valore per la vita. Così tutti i monumenti funerari sono stati eretti nel deserto, e salvo essere distrutti intenzionalmente si sono conservati fino ai nostri giorni. I palazzi, le città, le fattorie, e molti dei grandi templi che sono state eretti sulla terra nera, sono stati abbattuti per essere usati come materiale da costruzione o sepolti in profondità sotto i depositi delle piene del Nilo. Le antiche tombe di seimila anni si sono accumulate sul bordo del deserto.

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Inoltre, la nostra impressione di queste tombe si è formata dai monumenti eretti da re, principi, sacerdoti e persone facoltose del regno. La moltitudine di luoghi di sepoltura nella disadorna pianura sono sfuggiti all’attenzione degli studiosi interessati in Egitto, per poter dare un punto di vista  nel confronto fra religioni. E’ stato inoltre trascurato il fatto che le mummie sorprendentemente colorate e l’abbagliante apparato di sepoltura del periodo tardo, erano poco costose da preparare. La preparazione di mummie è stato un proficuo commercio nel periodo Tolemaico. I Sarcofagi sono stati costruiti in anticipo con spazi vuoti per i nomi. Non credo che la spesa sostenuta per i funerali egiziani nel periodo dinastico sia stata diversa di quella dei moderni egiziani. L’importanza dei riti funebri per i vivi deve, di conseguenza, non essere esagerata.

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Among the nations that have contributed directly to the growth of civilization, Egypt and Mesopotamia are currently believed to be the oldest. The chronological dispute on the antiquity of the two countries is of minor importance; while in Babylon the historical material is given almost exclusively by the inscriptions, in Egypt, we know that the craft, the weapons, the arts, and, to some extent, religious beliefs come to a close period of the stone age. In a word, Egypt has the oldest civilizations known to man. From the beginning of its history, that is, from about 4500 BC, we can follow the development of a religion whose most important elements are the promises of a life after death. It was still a great religion, when it was enunciated the Christian doctrine of immortality. In the early centuries of the Christian era, it seemed possible that the cult of Osiris and Isis could become the religion of the classical world; and the last stand made by paganism against Christianity was in the temple of Isis at Philae in the sixth century AD.

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It ‘clear that a religion so ancient he must have offered solace to humans, the main of which was the faith in the spirit, into something that retains the personality of a man and does not perish with the body. This faith was, in fact, one of the main elements of religion, the best known element came to us through the many graves that fill the desert from one end of Egypt, and through the funerary inscriptions.
And ‘necessary, however, to correct the prevailing impression that religion has played the largest part in Egyptian life or even a larger part than does the Muslim Egypt. The mistaken belief that death and the well-being of the dead overshadowed the existence of life, is due to the fact that the climatic conditions of the country have preserved to us the cemeteries and the funerary temples better than all the other monuments. The narrow strip of fertile black land along the Nile generally produces three crops a year. Too precious to be used as a cemetery. But more than that, is subject to periodic saturation with water during the inundation, and is, therefore, unsuitable for the burials of a people who wished to preserve the contents of the graves. On the other hand, the desert, which bounds this fertile fertile strip, which is so narrow that a dozen steps will usually lead from the black land to the gray, – offers a dry land that preserves the soil, with no value for life. Thus all the funerary monuments were erected in the desert, and only to be destroyed intentionally have been preserved to this day. The palaces, the towns, the farms, and many of the great temples which were erected on the black soil, have been cut down to be used as a building material or buried deep under the deposits of the Nile floods. The ancient tombs of six thousand years have accumulated on the edge of the desert.

180In addition, our impression of these tombs was formed from the monuments erected by kings, princes, priests, and wealthy people of the kingdom. The multitude of burial sites in the plain unadorned have escaped the attention of scholars interested in Egypt, in order to give a point of view in comparing religions. E ‘was also overlooked the fact that the surprisingly colorful mummies and the dazzling burial apparatus of the later period, were inexpensive to prepare. The preparation of mummies was a profitable trade in the Ptolemaic period. The sarcophagi were constructed in advance with blanks for the names. I do not believe that the expenditure incurred for the funeral in Egyptian dynastic period was different from that of the modern Egyptians. The importance of funeral rites for the living should, therefore, not be exaggerated.

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