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[:it]IL SACERDOZIO NELL’ANTICO EGITTO[:en]THE PRIESTHOOD IN THE ANCIENT EGYPT[:]

[:it]IL SACERDOZIO NELL’ANTICO EGITTO[:en]THE PRIESTHOOD IN THE ANCIENT EGYPT[:]

02/14/2016 Egittologia Spiritualità Storia 0

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La giusta traduzione di Sacerdote è “Hem Netjer – Servo del Dio” e il carattere di servizio del sacerdozio escludeva, coloro che ne facevano parte, dalle attività non strettamente connesse a esso. Gli egiziani non immaginavano Dio solo come qualcosa di astratto e metafi sico, ma come un essere potentissimo e fi sicamente presente nell’interno del santuario, dove s’incarnava nella sua statua. Come ogni Signore possedeva una casa (il Tempio) e la sua servitù (i sacerdoti), sempre pronta a servirlo… il Dio veniva vestito, truccato, nutrito e portato in processione. Il Tempio era, quindi, il luogo privilegiato dove venivano svolte le funzioni sacerdotali. L’uomo e la donna erano uguali in terra e in cielo, per questo anche la donna poteva ricoprire le più alte cariche sacre. La regina d’Egitto era la sovrana di tutti i culti, celebrava i rituali e delegava, come il Faraone, i suoi poteri spirituali e liturgici alle Grandi Sacerdotesse, che li
svolgevano nei vari templi disseminati in tutto l’Egitto. I Grandi Misteri erano celebrati dalla Coppia Reale, il cui matrimonio era annunciato in modo solenne durante la festa che celebrava l’unione di Horus di Edfu con Hathor di Dendera.

In nessun’altra civiltà, da noi conosciuta, la donna ha raggiunto un così magnifi co sviluppo della sua spiritualità. In Egitto troviamo l’assoluta assenza di rivalità intellettuale e spirituale tra uomini e donne. Essi lavoravano insieme nei templi e formavano delle confraternite dirette ora da un uomo ora da una donna, e benché esistessero percorsi iniziatici differenti, questi si ricongiungevano sui punti essenziali. Le egizie, che desideravano essere iniziate al cammino spirituale, avevano accesso all’insegnamento dei Templi, dove la condizione sociale e il patrimonio non avevano alcun peso. Per la Via dello spirito contava soltanto la qualità dell’Ab. Le sacerdotesse che raggiungevano il rango superiore del sacerdozio potevano guarire i malati con il bastone della vita e diventare Grandi Sacerdotesse.
I Templi avevano sacerdoti e sacerdotesse che svolgevano diverse attività a seconda delle loro facoltà, ma fuori dal Tempio e dalle loro funzioni non si distinguevano affatto. Nella gerarchia sacerdotale si distinguevano due strutture, aperte e interscambiabili, organizzate in strutture gerarchiche simili: l’alto clero Hem Netjer, il cui numero variava secondo le dimensioni del tempio, che aveva la responsabilità del culto e al quale erano affi date le funzioni direttive e disciplinari, e il basso clero, che includeva sacerdoti ausiliari addetti a mansioni amministrative, tecniche e giuridiche.

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Il carattere temporaneo di una parte delle cariche sacerdotali, facevano sì che il sacerdote non fosse destinato a una vita separata dal resto della società- Lo stato religioso e quello laico costituivano delle situazioni aperte e perfettamente intercambiabili. Quando cessava la sua carica e rientrava nella quotidianità della vita civile, il sacerdote egiziano non doveva presentare nessuna caratteristica che lo distingueva dagli altri funzionari: era dunque l’attività svolta all’interno del tempio che qualifi cava il sacerdote come tale, ed era la struttura stessa degli edifi ci
di culto che condizionava la natura degli atti che si svolgevano al suo interno. Il sacerdozio si presentava come una struttura in sé compiuta e totalmente autonoma rispetto a ogni altra, così ogni tempio costituiva, dal punto organizzativo, un nucleo indipendente, senza alcuna subordinazione gerarchica rispetto ad altri settori del clero Per questo non si può parlare del clero egiziano come un’unità ben distinta. I titoli sacerdotali e le sue cariche si mescolavano, senza troppi riguardi, con cariche di tipo amministrativo e politico, testimoniando il fatto che la vita religiosa condizionava ogni ramo della società.

Tratto da Yoga Faraonico di Jivan Parvani – Harmakis Edizioni 2015

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The right translation of the Priest is “Hem Netjer – Servant of God” and the priesthood service character excluded, those who were part of it, from activities not closely related to it. The Egyptians did not imagine God alone as something abstract and metaphysical, but as a potent and powerful being in the interior of the sanctuary where he embellished in his statue. As every Lord possessed a house (the Temple) and his servitude (the priests), always ready to serve him … the God was dressed, dressed, nourished, and carried into procession. The Temple was therefore the privileged place where priestly functions were performed. The man and woman were the same on earth and in heaven, so the woman could also cover the highest sacred charges. The queen of Egypt was the sovereign of all cults, celebrated rituals and delegated, like the Pharaoh, his spiritual and liturgical powers to the Great Priestesses, who they played in the various temples scattered throughout Egypt. The Great Mysteries were celebrated by the Royal Couple whose marriage was solemnly announced during the feast that celebrated the marriage of Edfu Horus with Dendera’s Hathor.

In no other civilization we know of, the woman has achieved so magnificent development of her spirituality. In Egypt we find the absolute absence of intellectual and spiritual rivalry between men and women. They worked together in the temples and formed confraternities now directed by a man now by a woman, and although there were different initiatory pathways, they relate to the essential points. The Egyptians, who wished to be initiated on the spiritual path, had access to the teaching of the Temples, where the social condition and the heritage had no weight. For the Way of the Spirit only counted the quality of Ab. Priestesses who attained the highest rank of the priesthood could heal the sick with the stick of life and become Great Priestesses.
Temples had priests and priestesses who carried out various activities according to their faculties, but outside the Temple and their functions were not distinguished at all. In the priestly hierarchy there were two open and interchangeable structures organized in similar hierarchical structures: the high priest Hem Netjer, whose number varied according to the size of the temple, which had the responsibility of worship and to whom the directives and disciplinary, and the lower clergy, which included auxiliary priests engaged in administrative, technical and legal duties.

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The temporary nature of a part of the priestly office meant that the priest was not destined for a life separate from the rest of society. The religious and the secular state were open and perfectly interchangeable. When he ceased his office and came back to the everyday life of the civilian life, the Egyptian priest should not have any feature that distinguished him from the other officials. It was therefore the activity carried out within the temple that qualified the priest as such, and it was the the structure itself of the building of worship that conditioned the nature of the acts that took place inside it. The priesthood was a self-contained and totally autonomous structure, so every temple constituted, from the organizational point of view, an independent nucleus without any hierarchical subordination with respect to other clerics. For this reason one can not speak of the Egyptian clergy as a distinct unit. Priestly titles and duties were mixed, with no regard, with administrative and political office, witnessing the fact that religious life conditioned every branch of society.

Taken from Jivan Parvani’s YOGA FARAONICO http://www.harmakisedizioni.org/?product=yoga-faraonico-sacerdozio-iniziazione-misteri-dellantico-egitto – Harmakis Edizioni 2015[:]