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I concetti di Ankh, Ba e Ka

I concetti di Ankh, Ba e Ka

12/04/2015 Arte e Cultura Egittologia Religione Spiritualità Storia 0

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Il Ka

Il Ka

I concetti di ka, ba e akh vennero formulati per la prima volta all’interno dei Testi delle Piramidi. Questi testi sono una raccolta di formule funerarie atte alla protezione e alla rinascita del faraone nell’Aldilà. Le formule rappresentano un rituale volto a permettere il passaggio del defunto nel mondo oltremondano, dove si avrà la sua trasformazione in Osiride, ma permettono anche al sovrano di superare i pericoli durante il tragitto. Queste formule erano inizialmente appannaggio del solo Faraone, ma questa esclusività viene meno già alla fine dell’Antico Regno, in quanto vengono utilizzate anche nelle piramidi delle regine; nel periodo successivo saranno adottate l’uso anche nelle tombe private.
Gli incantesimi che compongono i testi dovevano essere, in origine, rituali che venivano recitati dai sacerdoti lettori nel ruolo del figlio del defunto, probabilmente durante il funerale.

Il Ba

Il Ba

I rituali sono inscritti sulle pareti delle tombe, in modo da assicurare la loro efficacia, anche se privi di un “lettore”, perché collocati nella parte inaccessibile del sepolcro. Questo si collega strettamente alla performatività che permeava la cultura egizia, in quanto vi era la credenza che un testo scritto agisse sul reale e fosse sempre agente. Nel caso dei Testi delle Piramidi questi assumono anche un carattere sacro, dato che si rapportano alle concezioni oltremondane.

I testi contengono tre gruppi principali di rituali: Rituali di Offerta (e Celebrazione), Rituale di Resurrezione e Rituale del Mattino. I primi sono presenti, all’interno di tutte le piramidi, sulla parete Nord della camera sepolcrale; generalmente appaiono come un unico incantesimo, sebbene in origine dovevano essere divisi in due rituali diversi. Il Rituale dell’Offerta accompagnava i rituali atti a provvedere nutrimento al defunto, come la libagione. Per quanto riguarda il Rituale della Celebrazione, invece, vi era l’offerta di abiti regali e insegne reali alla statua del defunto, che in seguito veniva presentata agli dei durante una processione.

L'Udjat, Ankh e Djed.

L’Udjat, Ankh e Djed.

Il Rituale della Resurrezione veniva inscritto nella parete Sud della camera sepolcrale ed è costituito da lunghi incantesimi atti a far sì che lo spirito del defunto si liberare del proprio attaccamento verso il corpo e la terra, affinché potesse unirsi alle divinità. Questo rituale sembra venisse eseguito dopo i rituali di offerta. L’ultimo gruppo, ovvero il Rituale del Mattino, sembra legarsi alla cerimonia in cui il sovrano, in vita, veniva svegliato, vestito e nutrito. È stato rinvenuto solo all’interno di quattro piramidi e, in tutte, associato all’Est. Nelle tombe di Teti e Pepi I, lo rinveniamo nel Serdab, in quella di Merenra nella parete Est dell’anticamera, mentre in quella di Pepi II nella camera sepolcrale.
Ka “la forza vitale dell’uomo”. Concetto spirituale del nutrimento, ka al plurale, kau, significava infatti nutrimento, cibo. La tomba era luogo di trasfigurazione, sakhu, nel quale in base ai riti il defunto si trasformava in akh lo “spirito trasfigurato”.

La conservazione del corpo era parte essenziale per l’ascensione al cielo, ove nell’emisfero settentrionale risiedeva l’akh che brillava insieme alle stelle “che ignorano la fatica”, cioè le stelle circumpolari. L’altro concetto spirituale era il “ba”, la manifestazione animata e personale del morto, la capacità cioè di muoversi ed assumere qualsiasi forma voluta dal defunto. Il ba era spesso raffigurato come uccello a testa umana. Il Ka era sempre rappresentato come un uccello con la testa umana Altri elementi della personalità umana che permettevano la sopravvivenza dell’uomo erano l’ombra, l’energia (hekau), il cuore ed il nome.

Il Rituale dell'Apertura della Bocca

Il Rituale dell’Apertura della Bocca

I teologi egizi si sono serviti di soluzioni diverse per tentare di risolvere il complesso problema vita-morte. Teologie che, se anche alle volte diverse, erano valide sotto un determinato aspetto. I teologi non hanno elaborato una teoria unica, rifuggendo da ogni sistematicità e proponendo invece solo “verità limitate”. Nel rituale dell’apertura della bocca, nella scena 71, il dio Thot annuncia a Ra che ha modellato la statua del re … gli ha dato il soffio della vita, gli ha aperto la bocca affinché possa divenire un akh eccellente e il suo nome possa durare nell’eternità:

“Egli proteggerà le membra di colui che gli verserà l’acqua. Egli avrà potere sul pane, potere sulla birra. Egli uscirà come ba vivente, egli compirà le sue trasformazioni secondo il suo volere, in ciascuno dei luoghi ove è il suo ka”.

Gli egizi erano turbati dall’idea di cosa potesse accadere nell’aldilà, ne troviamo testimonianze sia nel “Dialogo di un disperato con il suo ba” e nelle diverse versioni del “Canto dell’Arpista”. In quest’ultimo testo, per la prima volta apparso nella tomba del re Antef, si legge:

“Io ho ascoltato i bei discorsi di Imhotep e di Herdedef, riferiti nelle loro parole ed in modo completo, ma dove sono mai (le loro tombe)?

Le loro mura sono distrutte, le loro sedi non ci sono più, come se non fossero mai esistite. Nessuno è mai tornato di là, per raccontarci la propria condizione e situazione, per placare il nostro cuore finché non andremo nel luogo dove loro sono (già) andati.

Quando a te rallegra il tuo cuore, per dimenticare il mio stato d’animo, è meglio per te.
Segui il tuo cuore finché vivi, poni mirra sulla tua testa …
Fai in modo che la tua felicità si accresca, non è ancora stanco il tuo cuore.

Segui il tuo desiderio ed il tuo godimento, agisci sulla terra come comanda il tuo cuore.
(Quando) viene per te quel giorno del lamento, Osiri non ascolta certo il loro lamento, ché il loro lamento non ha mai liberato il cuore di un uomo nella fossa.

Passa un giorno felice e non staccartene, osserva, non c’è nessuno al quale sia stato concesso di prendere le sue cose con sé (nell’aldilà), osserva, non c’è nessuno che sia tornato di qua o che ritornerà di nuovo”.

Psicostasia - Pesatura del Cuore

Psicostasia – Pesatura del Cuore

Per gli antichi egizi i rischi connessi alla “seconda morte” erano conseguenza della distruzione del corpo e dell’annullamento della personalità qualora non fossero stati eseguiti correttamente i rituali. In ciò vedevano un destino non solo di tormenti, ma di totale oblio. Solo la fede religiosa poteva aiutare l’uomo a superare i tanti ostacoli che incontravano nel difficile cammino attraverso il Duat, cioè il mondo sotterraneo.

A partire dal Nuovo Regno si evidenzia la netta distinzione tra terra e cielo e il Duat dove l’oscurità regna sovrana ed il mondo appare a volte rovesciato, tanto che a volte si è costretti a camminare a testa in giù e dove il defunto può essere privato del suo ba. Secondo i Libri dell’Oltretomba, per il sovrano questo mondo era ostile, popolato di entità nemiche e mostri terribili. Identificato con il dio Ra, il faraone per mezzo di formule magiche poteva superare i molti pericoli durante la notte e risorgere con il dio-sole che respingendo l’attacco del serpente Apophis, ogni giorno all’alba assicurava la vittoria della vita sulla morte e dell’ordine sul caos.