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ABRAMO, SARAH E IL FARAONE

ABRAMO, SARAH E IL FARAONE

04/16/2018 Egittologia Religione Spiritualità Storia 0

Più di 50 secoli fa, sin dalla loro prima storia, gli Egizi credevano che un essere umano era spirituale così come gli elementi fisici. Essi consideravano la morte come la partenza dell’elemento spirituale dal corpo, ma credevano anche che fosse a condizione che il benessere fisico doveva essere sicuro e protetto, e che lo spirito sarebbe tornato al corpo in futuro e il defunto sarebbe poi tornato ad una seconda vita. È per questo che hanno dedicato tanta cura a preservare un corpo morto con la mummificazione e costruendo una tomba sicura per tenerlo protetto. Gli Egiziani sono stati la prima nazione a costruire templi per i loro dei, e stabilire un sacerdozio organizzato che ha eseguito i riti quotidiani e supervisionato le feste annuali. Le grandi piramidi sono ancora in piedi, dopo 47 secoli, come testimonianza del potere divino dei re e, sono un simbolo duraturo dei tentativi dell’uomo per raggiungere il cosmo universale. Gli antichi Egizi credevano che i movimenti e la posizione delle stelle in un dato momento avrebbero avuto effetti particolari sul comportamento dell’uomo e il suo destino.

La tribù Ebraica fece la sua prima apparizione nel XV secolo a.C., al tempo di Abramo, che è stato considerato allo stesso modo dagli Ebrei e i Cristiani, come padre fondatore delle 12 tribù di Israele.

Abramo e sua moglie Sarai (per dare loro i nomi originali), hanno iniziato il loro viaggio nella storia, secondo la Bibbia, a Ur (l’odierna Tell el-Mukayyar) nella Mesopotamia meridionale, una città importante a circa 300 km a sud-est di Baghdad, la capitale dell’Iraq. Partirono, guidati da Tera, il padre di Abramo, Lot, nipote di Tera e il nipote di Abramo.

Il Libro della Genesi non dà alcuna spiegazione dei motivi che hanno spinto Tera e la sua famiglia ad intraprendere la grande via commerciale che seguiva la valle dell’Eufrate. Neppure, come è usuale nella Bibbia, non vi è alcuna indicazione della data in cui questo viaggio iniziò. Ci sono di più di 1000 chilometri da Ur a Canaan, che a quel tempo occupavano più o meno la stessa area del moderno Israele, Cisgiordania e Gaza. La famiglia ha intrapreso in due fasi il viaggio, si stabilirono per un tempo non specificato ad Haran nel mezzo della valle dell’Eufrate, dove Tera morì.

Qui abbiamo il primo indizio di un rapporto speciale tra la famiglia e il Dio di Abramo. Il Signore si dice che abbia detto Abramo:

“Vattene dal tuo paese… verso, il paese che io ti mostrerò… E io farò di te una grande nazione… “ (Genesi 12: 1-2).

In risposta a questa promessa, continuarono il loro viaggio verso Canaan, l’antica terra di Palestina, un paese in cui l’improvvisa comparsa di stranieri era un evento comune. I commercianti utilizzavano la sua pianura costiera per i viaggi commerciali verso sud, e a nord dall’Arabia Saudita e l’Egitto. Fu anche concesso il passaggio agli eserciti durante le contese imperialiste ricorrenti tra l’Egitto, da una parte, ed i regni Mesopotamici di Mitanni, Assiria e Babilonia, dall’altra. Inoltre, in tempi di siccità, il paese subì ricorrenti mini-invasioni dagli uomini delle tribù del vicino deserto Arabo, come attestano le lettere di Amarna.

Per tutti coloro che cercavano di vivere tra le colline di Canaan si poneva una sfida intimidatoria. Il clima era ostile. Il grano poteva essere coltivato solo nella pianura costiera e nelle valli, come i maggiori prodotti del paese, e tutto ciò che le colline pietrose inospitali potevano sostenere, erano l’olivo e la vite. I tempi di carestia erano frequenti; fu in uno di questi momenti che Abramo e Sarai intrapresero di nuovo il loro viaggio da Haran, facendosi largo a sud, un viaggio che creò i primi legami tra questa tribù Semitica e la casa reale d’Egitto, e assicurarono alla famiglia di Abramo un posto duraturo nella storia.

Le principali colture Egiziane includevano il grano (per il pane), l’orzo (per la birra), le verdure, la frutta (compresa l’uva per il vino) e il lino (per olio di lino e filo di lino). Il terreno era così ricco che due colture potevano spesso essere raccolte nella stessa stagione. Sebbene, Abramo e Sarai come descritto dalla Bibbia, avevano previsto per l’Egitto un momento di fame, deve essere stato per qualche altro motivo forse commerciale, che ha causato il loro viaggio. Di certo non sono rimasti nel Delta orientale del Nilo, come ci si potrebbe aspettare se fossero stati semplicemente alla ricerca di cibo: ma fecero il loro viaggio ovunque il faraone del tempo (probabile possa essere Thutmose III) teneva la corte.

Ovunque andavano Abramo e Sarai, e per qualunque scopo, ci viene semplicemente detto che Sarai era “una donna bella a vedersi”, e, mentre si avvicinavano all’Egitto, Abramo, temendo che potesse essere ucciso se si fosse saputo che Sarai era sua moglie dopo che il Faraone prese una cotta per lei, gli disse:

“Di’ dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te.” (Genesi: 12,13).

Quando arrivarono in Egitto gli ufficiali la videro e informarono il faraone, “così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone” che la sposò. Abramo fu ben ricompensato con greggi, armenti, asini e servi. L’idillio non durò, però. La Bibbia ci dice che “grandi piaghe” discesero sulla Casa del faraone, perché aveva sposato la moglie di un altro uomo, e il faraone convocò Abramo e gli chiese:

“Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vattene!” (12: 18-19).

Abramo e Sarai furono rimandati a Canaan con doni generosi. Il Faraone fornì a Sarai una serva Egiziana, Agar, e, una volta tornati sani e salvi a Canaan, Sarai dette alla luce un figlio, Isacco. L’essenza del racconto biblico del viaggio in Egitto è che Sarai, moglie di Abramo, divenne anche la moglie del Faraone regnante. Questo, nel costume del tempo, non solo ha determinato il pagamento del prezzo della sposa ad Abramo per la mano di sua “sorella”, ma anche il rapporto sessuale nella stessa notte, così come la cerimonia del matrimonio reale. Sorge quindi il problema: chi era il vero padre di Isacco?

Le prove del matrimonio disponibili, la storia dei discendenti diretti di Isacco punta al faraone, non ad Abramo, come padre di Isacco . Gli sforzi del narratore biblico per mascherare la verità sulla paternità di Isacco hanno, credo, radici storiche che vanno al di là del fatto che lui era il figlio di un secondo matrimonio “peccaminoso”. Nel corso degli anni successivi, gli Israeliti tornarono in Egitto, dove rimasero per quattro generazioni fino all’Esodo, quando, gravati da pesanti persecuzioni da parte dei loro severi sorveglianti Egiziani, furono condotti fuori dal paese da Mosè nella prima fase del loro viaggio verso la Terra Promessa. Passarono molti secoli prima di un resoconto di questi eventi fosse messo per iscritto. Il narratore biblico tiene a nascondere eventuali legami familiari tra Israele ed Egitto.

Dopo il ritorno della coppia a Canaan, si legge nel libro della Genesi accaddero una serie di profezie in cui, inizialmente, ad Abramo viene dato maggiore risalto rispetto a Sarai. Si dice che il Signore gli apparve in visione e gli disse:

“Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni… Ma nella quarta generazione essi torneranno qui”(Genesi 15:13, 16).

Dio fece anche un patto con Abramo, dicendo:

“Alla tua discendenza io do questo paese, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate” (15:18).

A questo punto il narratore biblico, tiene a fare il punto sul fatto che Sarai non era in grado di avere figli:

“E Sarai… prese la sua serva Agar, l’Egiziana, dopo che Abramo aveva dimorato dieci anni nel paese di Canaan, e la diede al marito come sposa”. (16: 3).

Poco dopo (si apprende) che ad Agar apparve un angelo del Signore con la notizia che lei avrebbe avuto un figlio “e il suo nome sarà Ismaele” (16,11).

Abramo, ci viene detto, aveva 86 anni quando Ismaele nacque. Altri 13 anni sono passati prima che del racconto di un’altra visita del Signore ad Abramo:

“E tu non sarai più nominato Abramo; ma il tuo nome sarà Abrahamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni.”(17: 5, 6).

Il Signore disse anche: “Ogni figlio maschio fra voi sarà circonciso” (17,10). Questo comando, che Abramo effettua, ha forgiato un altro legame tra le tribù Ebraiche e l’Egitto, fino a quel momento solo l’Egitto fra le nazioni orientali aveva adottato l’usanza della circoncisione.

Allo stesso tempo, Dio disse ad Abramo:
“Quanto a Sarai tua moglie… tu non chiamarla Sarai, ma il suo nome sarà Sara. E io la benedirò e ti darà un figlio… re di popoli nasceranno da lei”(17: 15-16). Sulla questione del cambio di nome, sar in Ebraico significa “principe” e Sarah è la forma femminile, che può anche essere interpretata come “la regina”.

Sentendo la notizia che Sarah, come ora è chiamata, poteva dare finalmente un bambino ad Abramo “cadde sulla sua faccia, e rise, e disse nel suo cuore, come può nascere un bambino a un uomo di cent’anni? E Sara, all’età di novanta potrà partorire? “(17:17).

Dio lo rassicurò con le parole: “Sara, tua moglie ti partorirà un figlio davvero; e tu gli porrai nome Isacco…”(17,19).

Anche allora il narratore biblico non si sentiva sicuro nell’introdurre la nascita di Isacco. Egli ha interpolato altre due storie per dissipare ogni possibile dubbio circa l’identità del padre di Isacco, posizionando un lungo lasso di tempo, vale a dire, più di nove mesi tra la partenza di Sarah dall’Egitto e la nascita di Isacco.

La cronologia presentata dal narratore biblico intende che Ismaele doveva avere 14 anni più di Isacco. Un aspetto della sua inaffidabilità diventa chiaro, tuttavia, con il racconto di come, dopo la nascita di suo figlio, Sarah ripudiò Agar e Ismaele dopo che vide che “deridevano” Isacco. La narrazione che segue indica che Ismaele non era abbastanza vecchio per essere in grado di camminare, per non parlare di deridere qualcuno:

E Abramo si alzò di buon mattino, prese del pane, e un otre d’acqua, e lo diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle, li consegnò il bambino, e la mandò via… lei… ha vagato nel deserto di Bersabea. E tutta l’acqua nell’otre finì, e allora depose il bambino sotto uno degli arbusti, e andò a sedersi di fronte a lui alla distanza di un tiro di arco: “Non voglio vedere morire il fanciullo!” Quando fu seduta davanti a lui egli alzò la voce e pianse e pianse.

Ma Dio udì la voce del bambino e un angelo chiamò Agar dal cielo, e le disse: Che hai, Agar? non aver paura; perché Dio ha udito la voce del fanciullo… E Dio le aprì gli occhi e vide un pozzo d’acqua; e lei andò a riempire l’otre con l’acqua, e dette da bere al fanciullo. Genesi 21: 14-19

Anche se questa storia non è menzionata nel Corano, la tradizione Islamica concorda con la Bibbia, nel rappresentare Ismaele come un semplice bambino, portato da sua madre e incapace di muoversi dal punto in cui lei lo deposto, ma una fonte d’acqua apparve improvvisamente sotto i suoi piedi.

In tutti gli resoconti prima della nascita di Isacco, Abramo si presenta come la figura principale. Una volta che appare Isacco sulla scena, c’è un cambio di enfasi. Il racconto di un’altra apparizione del Signore ad Abramo dice:

“in tutto ciò che Sarah ha detto a te, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe” (21,12).

l senso letterale del testo Ebraico in questo verso non significa necessariamente che Isacco era il figlio di Abramo fisicamente, ma che era il padre adottivo. E’anche significativo che, da questo momento, e anche ai giorni nostri, un bambino non può essere considerato Ebreo, non importa chi sia stato il padre, a meno che la madre sia Ebrea.

L’identificazione di Isacco come principe d’Egitto non dipende esclusivamente su questa analisi del racconto del Libro della Genesi. Fonti non bibliche sottolineano il fatto che, nel caso di Isacco, Abramo che aveva altri sette figli (Ismaele da Agar e sei da un’altra moglie, Keturah) doveva essere considerato come il padre adottivo. Il Talmud conserva una tradizione, nella quali si dice che Abramo credeva che Isacco fosse suo figlio:

“Il giorno in cui Abramo ha svezzato suo figlio Isacco, fece un grande banchetto, e tutti i popoli del mondo lo derisero, dicendo: ‘Hai visto quel vecchio uomo e la donna che hanno portato un trovatello dalla strada, e ora lo rivendicano come loro figlio…? ‘”(The Babylonian Talmud, Isidore Epstein, London 1952.)

Chi era il Faraone che ha contratto un matrimonio bigamo con Sarai e generò Isacco? Le prove, e, in particolare, la cronologia dei discendenti di Sarah (Isacco, Giacobbe, Giuseppe e Mosè cioè, quattro generazioni che separano Sarah e Mosè), punta a Thutmose III (c. 1490-1436 a.C.), il quinto Faraone della XVIII dinastia, il più grande guerriero del mondo antico (e quattro generazioni prima di Akhenaton)! e, come vedremo nel prossimo capitolo, la stessa persona dell’antenato reale Davide dalla cui casa, sia l’Antico e il Nuovo Testamento ci assicurano, sarebbe arrivato il Messia promesso (Cristo Redentore).