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Manetone: La Storia d’Egitto

Manetone: La Storia d’Egitto

01/02/2016 Arte e Cultura Egittologia Storia 0

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La Storia d’Egitto

La Storia egiziana di Manetone è conservata in estratti di due tipi.

(1) Estratti dal lavoro originale sono stati conservati da Giuseppe Flavio, insieme ad altri brani che possono essere solo pseudo Manetoniani. Gli ebrei dei tre secoli successivi l’epoca di Manetone erano naturalmente molto interessati a questa Storia a causa del legame dei loro antenati con l’Egitto; Abramo, Giuseppe e Mosè il capo dell’Esodo; e hanno cercato di basare le loro teorie sull’origine e l’antichità degli ebrei, sicuramente sulle autentiche tradizioni dell’Egitto. Con Manetone, infatti, hanno trovato uno sgradito resoconto della discesa degli ebrei da lebbrosi; ma sono stati in grado di identificare i loro antenati con gli Hyksos, e l’Esodo con l’espulsione di questi invasori. Gli sforzi di apologeti ebraici nella manipolazione, allargamento, e la corruzione del testo di Manetone, possono essere visti nel trattato di Giuseppe Flavio, il Contra Apionem, I.

(2) Un Epitome della storia di Manetone era stato realizzato in tempi brevi, non dallo stesso Manetone, vi è ragione di credere, sotto forma di Elenchi di Dinastie, con brevi note sui re più rilevanti o su eventi importanti. I resti di questo Epitome sono preservate da cronografie cristiane, soprattutto da parte di Africano ed Eusebio. Il loro scopo era quello di confrontare le cronologie delle nazioni orientali con la Bibbia, e per questo l’Epitome ha dato un conspectus (sommario) ideale di tutta la Storia, omettendo, come fa nel resoconto sugli Hyksos preservato da Giuseppe Flavio. Dei due cronografi, il fondatore della cronografia Cristiana, Sesto Giulio Africano, la cui Cronografia scese dal 217 d.C. o il 221 d.C., trasmette l’Epitome in una forma più accurata; mentre Eusebio, il cui lavoro si estende fino al 326 d.C., è responsabile di alterazioni ingiustificate del testo originale di Manetone. Attorno all’800 d.C. Giorgio il Monaco conosciuto come Sincello dalla sua carica religiosa (il “segretario personale” di Tarasio, patriarca di Costantinopoli), fece uso del lavoro di Manetone in varie forme nella sua Ἐκλογὴ Χρονογραφίας, una storia del mondo da Adamo a Diocleziano. Sincello cercò di dimostrare che l’incarnazione ebbe luogo nell’Anno Mundi 5500 (data della Creazione); e nella sua rassegna delle trentuno dinastie Egiziane, che regnarono dal Diluvio a Dario, si è basato sul lavoro autorevole di Manetone come trasmesso da Africano ed Eusebio, e tramandato in una forma corrotta nella Vecchia Cronaca e il Libro di Sothis, che fu usato dal cronografo Panodôrus (c. 400 d.C.).

Anche dalla breve esposizione della trasmissione del testo di Manetone cui sopra, si può vedere che sono coinvolti molti problemi, e che è estremamente difficile raggiungere la certezza riguardo a ciò che è autentico di Manetone e ciò che è spurio o danneggiato.  I problemi sono discussi in dettaglio da Richard Laqueur nel suo prezioso articolo nel Pauly-Wissowa-Kroll, R.-E. s.v. Manethon; e può essere sufficiente qui citare la sintesi dei suoi risultati delle ricerche in materia di Manetone, in Giuseppe Flavio e nei Cronografi Cristiani.

La Cronografia di Africano in cinque libri è andata perduta, salvo quanto è conservato negli estratti fatti da Eusebio, e in molti frammenti contenuti nelle opere di Sincello e Cedrenus, e nella Paschale Chronicon (“Cronaca Pasquale”). Per Eusebio abbiamo diverse linee di trasmissione. Il testo Greco di Eusebio è giunto in parte fino a noi, come citato da Sincello; ma tutta l’opera è conosciuta attraverso la Versione Armena, che fu composta nel V secolo d.C. da una revisione del primo testo greco, ed è, ovviamente, del tutto indipendente da Sincello; e la versione latina fatta da San Girolamo verso la fine del quarto secolo.